Capitolo 47 – Agemaki

agemaki
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Agemaki
Kozeri
Kaoru
Niou
Ben no Kimi
Principessa di Akashi
Kurodo no Shosho
Quarto Imperatore
Prima Principessa

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Dopo la fine del lutto per la morte del principe Hachi, Kaoru cerca di avvicinarsi ancora di più ad Agemaki, che si rende conto di amare. La fanciulla continua a mostrarsi reticente e il giovane decide allora di insinuarsi dietro ai paraventi che la proteggono; non le impone però una vicinanza fisica che lei mostra di non gradire e i due passano la notte a parlare.
Kaoru confida le sue pene a Ben no Kimi, ma Agemaki, che non desidera affatto sposarsi, trama per sistemarlo con Kozeri e fa in modo che i due si trovino a dormire nella stessa stanza; Kaoru però non ne approfitta, per nulla persuaso a passare con leggerezza da una sorella all’altra. Per dimostrare anzi la sua buona fede, conduce Niou alla casa di Uji e fa in modo che trascorra la notte con Kozeri. A causa dell’etichetta di Corte però, il giovane Principe non può recarsi a far visita alla nuova amante spesso quanto vorrebbe per non incorrere nell’ira dell’Imperatore.

Agemaki, vedendo la tristezza della sorella per le poche attenzioni dedicatele dall’amato, inizia a deperire.
Durante l’escursione per ammirare le foglie d’acero Niou si reca a Uji ma, a causa del numeroso seguito di cui fa parte anche Kurodo no Shosho, non è in grado di fare visita a Kozeri.
Notando il cupo stato d’animo del figlio, la Principessa di Akashi pensa a come trasferire Kozeri alla Capitale, valutando l’opportunità di includerla nel seguito della Prima Principessa.
Nel frattempo le condizioni di Agemaki peggiorano e, nonostante le premure e le attenzioni di Kaoru, la ragazza si lascia morire per il dolore di non aver saputo provvedere per il meglio alla sorella.

COMMENTO

Agemaki è tra i personaggi più drammatici dell’opera e uno di quelli che agisce in modo più difficile da comprendere. Pur provando una simpatia, quasi una tenerezza per Kaoru, si trincera dietro al fermo rifiuto di sposarsi e si pone come tutrice della sorella, minore di lei solo di pochi mesi. Incapace di comprendere i veri sentimenti di Kozeri e credendola più debole di quanto non sia in realtà, si lascia morire di fame perché si ritiene responsabile di colpe che non la riguardano affatto.
Parallelamente a lei si muove Kaoru, perennemente pieno di incertezze, che si fa scrupoli a forzare il rapporto fisico con Agemaki come Niou fa con Kozeri (comportamento comune e accettato all’epoca) e poi se ne pente, restando sempre in bilico tra desiderio e repressione degli impulsi.

CITAZIONI

Non è però l’amore nel senso in cui comunemente lo intende il mondo, quello cui aspiro io. Quello cui anelo appassionatamente, e non son mai riuscito a trovare, è una creatura con la quale poter parlare liberamente e apertamente di qualsiasi cosa mi passi per il capo, per quanto banale, segreta o intima essa sia. (P. 118)

È questo che chiedo, e nient’altro. […] Perché voi ed io abbiamo la stessa sensibilità su certe cose: chiaro di luna, fiori, cielo, tutti i sottili mutamenti che avvengono nell’universo, e non potremmo mai essere infelici finché potessimo contemplarli insieme. (p. 123)

“Certo,” diceva tra sé Agemaki, “non sono assolutamente un mostro: i miei occhi, il mio naso sono al loro posto… Eppure, dopo tutto, chi può dirlo? Quando si tratta di se stessi non vi sono limiti alla propria cecità.” (P. 149)

Perché, se il Budda voleva che egli volgesse le spalle col cuore atterrito alla vita e all’amore, perché aveva fatto la morte così tranquilla, così bella? (P. 173)

Capitolo 46

Poesie dal Capitolo 47

Capitolo 48

4 thoughts on “Capitolo 47 – Agemaki

  1. Chiyoko says:

    In effetti è davvero incomprensibile il comportamento di Agemaki. Cosa la spingeva a non volersi sposare? Solo il senso del dovere nei confronti della sorella? O altri motivi?
    E per quale motivo è stata così dura con se stessa, lasciandosi addirittura morire di fame? Invece di cadere nel dolore e morire per questo, perchè non rimboccarsi le maniche e cercare di aiutare Kozeri al meglio delle proprie possibilità, rimediando alle presunte colpe commesse?
    Mi sembra più un desiderio egocentrico, di sentirsi importante per qualcuno obbligato a dipendere da lei, più che un vero sentimento di premura nei confronti della sorella. E anche il lasciarsi morire così, ai miei occhi appare come un indugio all’autocompatimento, più che altro. Ma queste sono le impressioni che ricavo dal tuo riassunto, magari leggendo il testo potrei comprendere meglio, chissà! Forse mi sbaglio 🙂
    Il Genji monogatari si riconferma ancora una volta estremamente lontano rispetto alla nostra realtà, sia nello spazio che nel tempo, ed è veramente difficile riuscire a leggerlo con sguardo non “inquinato” da giudizi e critiche derivanti dalla nostra cultura di appartenenza, dal sistema di valori in cui crediamo noi. Riuscire ad avere un approccio obiettivo e che sappia entrare nella mentalità dell’epoca è assai arduo.
    Anche se comunque, il confronto tra valori e culture diverse (la nostra e quella del Genji), può essere utile spunto di riflessione, sul testo ma anche su noi stessi e ciò che ci circonda. 🙂

    • Agemaki, un po’ come Kaoru prima di conoscerla, non prova alcun interesse nei confronti delle relazioni sentimentali con l’altro sesso e la sua idea è di non sposarsi mai. Pur provando affetto per Kaoru questo non diventa mai amore, anche per il timore della ragazza di non essere all’altezza del suo affascinante corteggiatore. L’essere stata cresciuta in un luogo sperduto e remoto, poi, la rende particolarmente diffidente nei confronti della mondanità della Capitale.
      Dopo aver visto che tra Kozeri e Niou le cose non vanno come sperato si convince sempre più che la sua strada sia la solitudine tra i monti di Uji e che l’amore possa portare solo sofferenze. Non decide del tutto consapevolmente di togliersi la vita, semplicemente l’abbattimento per il destino della sorella, che crede irrimediabilmente segnato, le toglie ogni appetito e desiderio di reagire.
      Per rendere più vicina alla nostra comprensione la figura di Agemaki si potrebbe parlare di depressione: ci si rende vagamente conto di affondare ma non si hanno le forze per cercare di riemergere e, senza un adeguato sostegno, si finisce per cadere sempre più in basso fino a un punto di non ritorno. Pensata così (e spero di non aver detto una sciocchezza o semplificato eccessivamente le cose) i suoi comportamenti risultano meno insensati, semplicemente sono dettati da uno stato d’animo che impedisce ogni tentativo di razionalizzazione.

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