Capitolo 39 – Yuugiri

yuugiri
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Yugiri
Ochiba
madre di Ochiba
Kumoi
Genji
Murasaki
Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi
To no Chujo
figlia di Koremitsu

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Yugiri continua a frequentare la remota abitazione di Ochiba a Ono col pretesto di aiutare lei e la madre in faccende pratiche, ma in realtà è ormai ossessionato dalla vedova di Kashiwagi. Quando l’anziana principessa si ammala, Yugiri coglie l’occasione per avvicinarsi a Ochiba, che però rifiuta fermamente le sue attenzioni. Durante un miglioramento delle condizioni dell’inferma, il cappellano che la cura la informa dei pettegolezzi sul rapporto tra la figlia e il loro benefattore; dopo aver scritto a Yugiri, invitandolo a non considerare Ochiba una semplice scappatella, la donna è colta da un nuovo attacco e muore.
Nel frattempo Kumoi, abituata a non avere rivali, intuisce i sentimenti del marito e reagisce dimostrando la propria gelosia. Le voci sul contegno di Yugiri giungono anche a Genji, che però non si sente di rimproverarlo, mentre Murasaki riflette sulla crudeltà del destino femminile. La Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi, invece, considera legittimo il desiderio di avere due mogli.
Alla fine del periodo di lutto per la morte della madre, Ochiba torna a vivere nella sua villa nella Capitale; qui Yugiri le impone infine la sua presenza e avviene il fidanzamento ufficiale tra i due.
Kumoi non accetta il trattamento e, portando con sé le due figlie minori, torna a casa del padre, che la accoglie pur trovando la sua reazione esagerata. A incoraggiarla ci pensa la figlia di Koremitsu, con cui Yugiri aveva avuto in passato una relazione.

COMMENTO

Dopo aver trascorso anni a desiderare invano di poter stare con Kumoi ed essere poi diventato un marito esemplare, Yugiri compie un inaspettato voltafaccia e si innamora di Ochiba. Se il fatto in sé non può certo considerarsi insolito per il periodo Heian, molti personaggi si stupiscono a causa della condotta finora irreprensibile e della fedeltà cieca che l’uomo aveva sempre portato alla moglie. Superata l’iniziale sorpresa, però, è considerato normale il desiderio di prendere una seconda consorte, comportamento piuttosto usuale all’epoca.
Murasaki Shikibu mostra qui, senza abbellimenti, il triste e incerto destino femminile: la sua omonima eroina pronuncia parole rassegnate, che rispecchiano il pensiero dell’autrice. Ochiba rappresenta tristemente l’impossibilità dell’autodeterminazione della donna, che non può rifiutare un amante se questo decide di imporsi a lei, ed è biasimata dall’opinione pubblica per aver rubato il marito – che pure non desiderava affatto – a un’altra. Allo stesso tempo Kumoi è un personaggio che sovverte il normale ordine delle cose e mostra che è possibile ribellarsi, almeno a livello individuale, all’assoluto dominio maschile sul corpo delle donne.
Leggendo le citazioni che riporto più sotto ci si può fare un’idea più o meno precisa di quali fossero le condizioni femminili nella Corte del periodo Heian.

CITAZIONI

Dianzi, egli l’aveva accusata di non «capire» l’amore; ma una tale frase, se pur significava qualcosa, non pareva alludere se non a una disponibilità di cedere alla prima richiesta, indipendentemente dai propri gusti e principi. (P. 977)

La fedeltà di un uomo che pareva incapace di fare un passo fuori dall’uscio, sarebbe divenuta alla lunga una ben magra soddisfazione per te. In fondo, tu hai tutto da perdere, da questo mio contegno eccezionale. La condizione di una donna che primeggia tra molte rivali è molto più brillante di quella di chi resiste perché è sola, non ti pare? Senza dire, che l’affetto di un marito ha molte più probabilità di serbarsi costante, se a quell’uomo è concesso un certo margine di varietà e di svago. Non avresti davvero da stare allegra della mia ammirazione, se significasse soltanto che sono troppo babbeo, per riuscire a vedere la bellezza delle altre donne. (P.982)

Provava un senso di compassione per tutte le donne. Com’era disperatamente difficile la loro condizione! Se si tagliavano fuori del mondo, se ignoravano una vita di bellezza, di tenerezza, di tutto ciò che tocca l’animo, che rimaneva loro, se non di starsene sedute a pensare al buio e alla tomba? […] Questo era il genere di vita che si pretendeva che conducessero le donne. Avrebbero dovuto chiudersi tutto in cuore. (P. 994)

… le intenzioni di una dama, sia pure la più risoluta, non si possono attuare senza l’aiuto di un ammiratore disposto a mettere al suo servizio il proprio prestigio e le proprie risorse. (P. 997)

Ma che razza d’uomo devo essere (si domandava) per aver almanaccato che l’amore sia una cosa piacevole? (P. 1006)

Capitolo 38

Poesie dal Capitolo 39

Capitolo 40

2 thoughts on “Capitolo 39 – Yuugiri

  1. Chiyoko says:

    In effetti in questo capitolo emerge da un lato sia la concezione di cos’era la “prassi” nelle relazioni amorose e cosa rappresentava invece l'”anomalia” agli occhi di quanti vivevano in Periodo Heian, sia la concezione prettamente maschilista della società. Comprensibile l’amarezza di Murasaki allora, e il tentativo di ribellione di Kumoi. Ochiba è da compatire, vittima di una sorte che non vorrebbe patire, oggetto di attenzioni a lei sgradite ma contro cui non può opporsi.
    Contro il dominio maschile, le donne possono solo sperare di riuscire a stringere un’alleanza tra loro, un patto che superi rancori, gelosie, desideri di rivalsa nei confronti delle altre per contendersi le attenzioni di uno stesso uomo. Chissà se Kumoi e Ochiba riusciranno a trovare un’intesa e a fronteggiare l’atteggiamento di Yugiri!

    • Purtroppo le donne difficilmente riuscivano a fare fronte comune, soprattutto a causa della loro scarsa libertà (anche di movimento). Per gli uomini era comune avere più compagne, ma ciò non significa ovviamente che queste accettassero serenamente la loro condizione, che portava continue incertezze sul loro destino (se l’uomo si fosse stancato di una moglie avrebbe potuto rinnegarla e quindi smettere di mantenere lei e i figli avuti da lei). La gelosia poi doveva essere repressa per attenersi alle rigide regole di etichetta vigenti a corte nel periodo Heian. Insomma, la condizione femminile non era certo invidiabile.

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