Capitolo 31 – Makibashira

makibashira
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Genji
Higekuro
Tamakatsura
To no Chujo
Imperatore Ryozen
Sochi no Miya
Sahyoye: fratello di Makibashira, pretendente di Tamakatsura
Makibashira
Hyobukyo
Dama di Omi
Dama Chujo
Yugiri

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Tamakatsura cede infine all’insistenza di Higekuro che, nonostante ella lo abbia in repulsione, diventa il suo amante; poco tempo dopo la ragazza si scopre incinta.
Con l’approvazione di To no Chujo tra i due ha luogo un matrimonio segreto; gli altri pretendenti, tenuti all’oscuro di tutto, sono offesi dall’eccessiva permissività nei confronti di Higekuro, in particolare suo cognato Sahyoye.
Makibashira, la moglie di Higekuro, da molto tempo soffriva di problemi mentali e non era possibile pensare di ospitare la nuova consorte negli stessi alloggi. Tamakatsura si reca quindi per un periodo a Corte in seguito alle insistenze dell’Imperatore.
Nel frattempo Hyobukyo, stanco delle umiliazioni inflitte alla figlia, la va a prendere al palazzo di Higekuro e la riporta a vivere con sé insieme ai tre bambini che la coppia aveva avuto. Le proteste del marito non hanno alcun effetto e non gli si concede che di incontrare i due figli maschi di tanto in tanto.
A Corte Tamakatsura si svaga durante la Festa dei Mimi ed è per lei un sollievo separarsi dal marito che non ama. Una lettera di Sochi no Miya la riempie di malinconia per quello che avrebbe potuto avere. Infine la visita di Ryozen in persona, che le dimostra un grande interesse, le fa rimpiangere di non essersi recata a Palazzo prima di concedersi a Higekuro; l’uomo del resto decide che è giunto il momento di portarla alla sua residenza. Mentre egli è felice per il successo ottenuto, la fanciulla si mostra ritrosa e fredda nei suoi confronti, senza curarsi di nascondere la propria pena, e sente fortemente la mancanza del suo tutore, per cui scopre di nutrire sentimenti intensi.
Intanto Genji, privato definitivamente della presenza della giovane, si rende conto di quanto fosse attaccato a lei e non riesce a togliersela dalla testa.
Le condizioni di Makibashira peggiorano e, nonostante Higekuro si occupi anche a distanza del suo benessere, continuano ad essergli preclusi i contatti con la figlia.
Nell’undicesimo mese Tamakatsura partorisce un maschietto, e continua poi a svolgere le mansioni di Dama di Camera dagli alloggi del marito.
La Dama di Omi, delusa per non aver avuto quel posto, dà scandalo col suo comportamento contrario all’etichetta, irritando Dama Chujo e ignorando i rimproveri del padre. Durante un ritrovo si mostra sfacciatamente agli ospiti per recitare una poesia ammiccante ad un allibito Yugiri, che le risponde canzonandola.

COMMENTO

Tamakatsura, per sfuggire ai pettegolezzi sul rapporto tra lei e Genji, accetta la corte di Higekuro che pur detesta, considerandolo uno “strumento del destino” e rassegnandosi ad una vita lontana dai piaceri della Corte e priva della vicinanza di un uomo attraente. Il periodo felice al Palazzo dell’Imperatore finisce in fretta, quando Higekuro decide di portare via la moglie e godersi in esclusiva la sua compagnia.
Makibashira lascia la casa del marito quando il padre la va a prendere scortato da un grande seguito, dopo essere stata sottoposta ad una serie di esorcismi (la sua pazzia era infatti interpretata come possessione spirituale).
Questi due casi, per quanto molto diversi da loro, mostrano in egual modo come le donne, che pur per certi aspetti della vita privata godevano nel periodo Heian di notevoli libertà, dipendessero in fondo dalle decisioni che un uomo, marito o padre che fosse, prendeva per loro.

CITAZIONI

È terribile, – pensò la povera Tamakatsura. – Mai nessun uomo avvenente si innamorerà di me senza dirmi nel medesimo istante che dobbiamo separarci per sempre? (P. 803)

Si dice che qualunque cosa ci accada va ascritta al nostro comportamento in qualche esistenza anteriore, ovvero, come altri direbbero, al Fato. Ma a Genji pareva che delle sventure in cui si trovava continuamente immerso non si potesse proprio dar la colpa a nessun’altra persona o potere. Esse nascevano dalla sua esagerata sensibilità; nient’altro ne era causa. (P. 806)

Era forse che stava diventando sempre più sentimentale, si domandava, o soltanto che le sofferenze del momento paiono sempre più acute di quelle che rievochiamo dal passato? Ma fossero o no dolorose le pene di oggi più che quelle di ieri, di questo era sicuro: nessuna delle sue avventure gli aveva mai portato altro che tormento e inquietudine. Beh, ormai tutto era finito; d’ora in poi non si sarebbe più impergolato in quelle devastanti storie, e senza dubbio sarebbe stato molto più felice di quanto gli fosse mai avvenuto. (P. 807)

Capitolo 30

Poesie dal Capitolo 31

Capitolo 32

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