Capitolo 25 – Hotaru

hotaru
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Genji
To no Chujo
Tamakatsura
Sochi no Miya
Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi
Murasaki
Principessa di Akashi
Yugiri
Kumoi
Kashiwagi

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Genji ormai non ha più oppositori e la sua posizione è particolarmente fortunata.
Avendo affidato a To no Chujo molte delle proprie incombenze egli è in grado di occuparsi con maggiore stabilità di coloro che dipendono da lui.
Tamakatsura, dopo la confessione di Genji, è in difficoltà e continua a diffidare sebbene egli, pentito, abbia ricominciato a comportarsi come un padre. Il Principe spinge la fanciulla ad incoraggiare Sochi no Miya e ad incontrarlo nelle sue stanze da dietro le cortine. La dama però sembra non provare alcun interesse per quel pretendente ed egli lascia il palazzo all’alba, sconsolato. Quando Genji si reca da lei per sapere dell’incontro Tamakatsura nota la sua bellezza e pensa che in circostanze diverse si sarebbe potuta innamorare di lui.

Presso gli alloggi della Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi si svolgono le gare del Corpo di Guardia Reale; Genji, che da anni ha con la dama un rapporto esclusivamente amichevole, parla con lei dei vari gentiluomini ed ella si mostra affascinata da Sochi no Miya e Higekuro. Secondo una tacita intesa la donna lo lascia per la notte, sebbene egli fosse propenso a dormire con lei.
Durante la lunga stagione delle piogge le dame stanno chiuse in casa a leggere e copiare novelle.
Trovando Tamakatsura assorta nella lettura Genji inizia una lunga dissertazione letteraria sul genere romanzesco.
Anche Murasaki si appassiona alla letteratura; il Principe le consiglia di non traviare con racconti immorali la Principessa di Akashi, e esprime le sue idee generali sull’istruzione dei figli. Guardando come Murasaki tratta la bambina non sua capisce che le storie sulle matrigne malvage non sempre sono veritiere.
Yugiri si reca spesso in visita alla sorellina; i giochi infantili gli riportano però alla mente il tempo trascorso con Kumoi, che a causa del suo basso grado non aveva potuto sposare ma che non aveva mai dimenticato. Il rapporto conflittuale con To no Chujo acuisce anche una piccola rivalità tra il giovane e Kashiwagi, simile a quella tra i rispettivi padri.
To no Chujo, che ha molti figli, continua a pensare alla dama che aveva perduto – Yuugao – e soprattutto alla figlia, ancora ignaro che si tratti di Tamakatsura.

COMMENTO

In questo capitolo Genji parla per l’ennesima volta per l’autrice, in due diverse situazioni.
Trovando Tamakatsura china su un romanzo si butta in una vera e propria analisi del genere letterario. A questa riflessione dedicherò per intero il prossimo post.
Con Murasaki, poi, preoccupato che la Principessa di Akashi riceva un’educazione perfetta, espone le sue idee sugli errori che spesso i genitori commettono nei confronti dei figli.
– Certamente ella si renderebbe conto che impergolandosi in quelle avventure segrete le protagoniste di certi libri agiscono molto male; ma sarei molto più contento se ignorasse addirittura che nel mondo accadono di queste cose. […]
– Mi dispiacerebbe molto, – disse, [Murasaki] – se leggesse libri dove personaggi immorali le fossero proposti troppo smaccatamente come esempi. Ma spero che tu non voglia limitare le sue letture all’
Albero Cavo. Non c’è dubbio che Dama Até sa badare a se stessa, in un modo alquanto balordo; e alla fine ottiene la sua ricompensa, ma a prezzo di una tenacia così dura in tutti i suoi atti che nel leggere il libro quasi dimentichiamo che è una donna.
– Non solamente simili donne esistevano realmente in quei tempi, – rispose Genji, – ma posso garantirti che ce ne sono ancora oggi. Dipende dal fatto che sono state educate da gente priva di senso sociale e umano che si è lasciata trascinare da poche idee unilaterali. Tutta l’infinita sollecitudine che nelle buone famiglie si dedica all’educazione delle figlie non riesce che a produrre delle povere di spirito, dai cervelli che diventano tanto più infantili quando maggiore è la cura spesa nel coltivarli. La loro ignoranza e zoticheria sono fin troppo evidenti; e dopo essersi domandata in che cosa consista precisamente quest’educazione superiore, la gente comincia a considerare cialtrone non soltanto le figlie, ma anche i genitori.
Se accade viceversa che i figli dimostrino qualche disposizione naturale, i genitori fatti a quel modo attribuiscono subito ogni più lieve indizio di quelle doti all’efficacia dei loro inqualificabili sistemi, e si lasciano prendere da una disastrosa vanità, e parlano con lodi iperboliche di un ragazzino o di una ragazzina delle più comuni. Ne consegue che il mondo si aspetta da quelle sfortunate creature molto più di quanto siano in grado di dare, e dopo di avere inutilmente atteso che facciano o dicano qualcosa di straordinario, comincia a concepire un certo risentimento verso di loro…
Le lodi eccessive, – soggiunse, – sono dannosissime ai giovani.
(P. 694)

CITAZIONI

Penso a volte che le giovani donne esistano al solo scopo di fornire derrate al mercato dei venditori d’assurdo e d’incredibile. Giurerei che il libro su cui stai così intenta rigurgita delle più pazze stramberie. E tuttavia, pur sapendolo benissimo, sei completamente in preda delle sue stravaganze e le segui col più vivo palpito. (P. 691)

Capitolo 24

Poesie dal Capitolo 25

Capitolo 26

One thought on “Capitolo 25 – Hotaru

  1. Chiyoko says:

    Ho studiato questo capitolo al corso di Letteratura Giapponese 🙂
    E’ considerato un vero e proprio “Monogatariron”, ossia un “Discorso sui monogatari” proprio per l’accorata difesa che Murasaki Shikibu fa, attraverso le parole di Genji, di questo genere, all’epoca molto sminuito e sottovalutato, considerato inferiore alle poesie o alla letteratura in cinese scritta da uomini, per l’assenza di quello che si riteneva un requisito fondamentale: l’assoluta “verità” degli eventi, dei fatti e delle persone. La “verità” sul cuore degli uomini.
    Proprio per la presenza di storie di finzione (o fiction), i monogatari erano considerati fuorvianti o addirittura, proprio come dice Genji, “immorali”. Un passatempo sciocco e degradante.
    Tuttavia – ma di sicuro lo dirai tu stessa nel prossimo post – ciò che vuole dire Murasaki Shikibu è che anche i monogatari, pur essendo fiction, possono narrare la “verità” sul cuore degli uomini (tanto cara anche a Ki no Tsurayuki, che l’ha enunciata, contrapponendo lo spirito giapponese a quello cinese, nella prefazione del Kokin waka shuu), seguendo altre vie. Il fatto che l’opera sia di fantasia non ne inficia la validità del messaggio, o il ritratto degli uomini che offre.
    E questo fa di Murasaki Shikibu forse la prima donna a difendere la letteratura femminile, e che ponendola in un’ottica nuova e diversa, contribuisce a ridarle tutto il valore e l’importanza che merita. 🙂

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