Capitolo 22 – Tamakazura

tamakazura
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Genji
Ukon: ancella di Yuugao
Yuugao, citata
Nutrice di Tamakatsura
Tamakatsura (玉鬘): figlia di Yuugao e To no Chujo
Shoni: marito della nutrice di Tamakatsura
Tayu no Gen: signorotto di provincia, corteggia Tamakatsura
Bugo no Suke: figlio della nutrice
Ateki: figlia della nutrice
Murasaki
Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi
Yugiri
Suetsumuhana

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Ukon, l’ancella di Yuugao, vive ancora presso Genji e continua a domandarsi cosa sia stato della figlioletta della sua padrona.
La nutrice a cui era stata affidata Tamakatsura cercò a lungo ma invano di rintracciarne la sfortunata genitrice. Quando al marito fu offerto un posto a Tsukushi, in provincia, portò con sé la piccola. Al momento di tornare alla Capitale, però, non avevano i soldi per il viaggio e l’uomo, ammalatosi, morì facendosi promettere dai figli che avrebbero ricondotto Tamakatsura alla Città. Il denaro tuttavia scarseggiava, e per lunghi anni la giovane fu costretta a rimanere a Tsukushi.

La fama di Tamakatsura si diffonde in fretta e un prepotente signorotto, Tayu no Gen, inizia a corteggiarla con insistenza.
Bugo no Suke, figlio della nutrice, riesce finalmente a racimolare il denaro sufficiente per la partenza e insieme a Tamakatsura, alla sorella e alla madre si imbarca alla volta della Capitale. Giunti a Kyoto i quattro non sanno come muoversi per contattare To no Chujo e restituirgli sua figlia; ormai disperati decidono di recarsi in pellegrinaggio e chiedere la grazia al Kwannon di Hasegawa.
Fermatisi a riposare presso una locanda si imbattono in Ukon, anche lei diretta al tempio. L’ancella racconta alla nutrice della morte di Yuugao e viene a sapere della presenza di Tamakatsura. Giunte al tempio Ukon prega perché Genji renda alla sua giovane signora la dignità che le spetta.
Tornata al Nuovo Palazzo Ukon riferisce al Principe l’accaduto ed egli, come previsto, si propone di far credere che la fanciulla sia figlia sua e di ospitarla nella sua residenza. La giovane dama è titubante, imbarazzata per le cortesie ricevute da un estraneo, ma tutti intorno a lei la incoraggiano a farsi aiutare da quell’influente protettore.
Genji nel frattempo confessa a Murasaki la storia con Yuugao per spiegarle chi sia la nuova ospite; la dama come sempre mette da parte velocemente il dispiacere e si mostra comprensiva.
Nel decimo mese Tamakatsura si trasferisce negli appartamenti accanto a quelli della Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi, che il padrone di casa aveva pregato perché si occupasse dell’educazione della nuova venuta. Al primo incontro con la fanciulla Genji capisce che la vita in provincia non l’ha rovinata e che sarà facile per lei farsi strada nel mondo. Anche Yugiri, persuaso di avere una nuova sorella, le fa visita trattandola subito con una confidenza imbarazzante per la ragazza, consapevole dell’inganno in atto.
A Bugo no Suke, per ricompensarlo, viene dato un posto al seguito della dama che aveva servito così fedelmente.

Alla fine dell’anno ha luogo la distribuzione di stoffe per gli abiti primaverili e Genji si preoccupa di fare avere ad ogni dama un dono adeguato alla sua personalità.
Murasaki, la Principessa di Akashi, Tamakatsura, la Dama del Villaggio dei Fiori Caduchi, Utsusemi, la Dama di Akashi e Suetsumuhana ricevono da lui splendide vesti. Quest’ultima, che alloggia ancora al Nijo-in, risponde con una poesia fuori moda da cui Genji trae ispirazione per una riflessione letteraria che condivide con Murasaki.

COMMENTO

Tamakatsura è il classico esempio di eroina sfortunata che dopo anni di pena ha la sua rivincita sul mondo, una sorta di Cenerentola del periodo Heian.
E come ogni eroina che si rispetti le prove più difficili e una vita più che modesta non hanno minato le sue doti: bellissima, ben educata, distinta nel portamento, Tamakatsura non si direbbe mai una fanciulla che ha trascorso tutti i suoi anni in provincia tra rozzi zotici.
Viene mostrata subito come una giovane di raro fascino che di certo farà perdere la testa a molti gentiluomini della Capitale e non sfigurerà tra le dame più in vista.

Come in molti momenti del libro l’autrice immette nella sua opera delle riflessioni letterarie utili a farci capire la cultura dell’epoca; mette in bocca al suo protagonista un lungo discorso sulla poesia che probabilmente contiene i dubbi che ella stessa nutriva in materia:
Ma per quanto si potesse ridere delle assurde scenette che il contegno anacronistico della Principessa non mancava mai di provocare, il solo fatto che la fedeltà a una moda ormai passata potesse dare un risultato così ridicolo suggeriva le più inquietanti riflessioni. – Non c’è proprio di che ridere, – disse Genji. – Il suo «vestito cinese» e il suo «scolorito dal salso mare delle lacrime» mi hanno fatto un’impressione sgradevolissima. Per gli scrittori di una o due genezioni addietro ogni vestito era «cinese», e qualunque fosse l’occasione della poesia, le sue maniche erano invariabilmente zuppe di lacrime. Ma che dire delle tue o delle mie poesie? Non sono altrettanto brutte? I nostri luoghi comuni saranno diversi da quelli della Principessa; ma li usiamo con la stessa insistenza, e quando ci mettiamo a scrivere una poesia, siamo sordi quanto lei al linguaggio del nostro tempo. E questo è vero non solo per i dilettanti come noi, ma anche per coloro che devono tutta la loro reputazione a un supposto dono poetico. Pensali alle feste di Corte, col loro eterno madoi, madoi*. Fa meraviglia che non si stanchino della parola. Qualche tempo fa, gli amanti bennati infioravano della parola «Infedele» tutte le poesie che si scambiavano. Nel terzo verso la declinavano («dell’infedele», «dall’infedele», eccetera), e in questo modo avevano il tempo di pensare al distico finale. E continuiamo a fare la stessa cosa tutti quanti: ci studiamo con cura degli «Abbecedari di Poesia» elegantemente rilegati, e quando abbiamo affidato alla memoria un numero sufficiente di frasi, le scodelliamo alla prima occasione. Non è un metodo che garantisca grande varietà.
Ma se noi dovremmo cambiare strada, non dovrebbe farlo molto di più questa disgraziata Principessa, così vincolata dai pregiudizio che non può aprire nessun libro tranne quelle antiquate raccolte di versi-modello, scritte su scura carta giapponese, che suo padre il Principe Hitachi le ha fatto conoscere tanto tempo fa? Oltre queste, l’unica lettura he a quanto pare lui le permettesse era la
Selva del Cantar Nazionale. Disgraziatamente questo libro consiste quasi per intero di «Errori da evitare»; tutti quei divieti e limitazioni non sono serviti che ad aggravare il suo naturale impaccio. Dopo una simile educazione, non fa specie che le sue poesie abbiano un tono così trito e banale.” (P. 641)

Infine come non cogliere una nota di ironia nel rimprovero di Genji a Murasaki, “colpevole” di voler mostrare una poesia alla piccola principessa di Akashi? Chi meno di Murasaki Shikibu poteva condividere l’idea, sicuramente diffusa, che l’impegnarsi in un’arte distogliesse le donne dal loro compito principale – essere attraenti?

*«Io mi smarrisco».

CITAZIONI

E infatti Ukon aveva avuto modo di constatare che anche quando i sentimenti di Genji erano molto meno intensi che nel caso di Yugao, egli non voltava mai le spalle a chi gli aveva aperto il proprio cuore, né agiva mai come se i suoi obblighi fossero finiti. Per quanto pieno fosse il calice dei suoi affetti, non ne lasciava cadere una stilla. (P. 598)

Ma un amore come quello di Yugao, un così totale disinteresse, un così completo abbandono di tutta l’anima a un unico sentimento sempre presente – non ho mai visto né udito niente di simile. (P. 632)

Non ci si vede mai se non allo specchio… (P. 639)

È un principio assodato che una ragazza deve essere cauta nel dedicarsi a una scienza o a un’arte, per quanta attitudine possa avere; perché c’è sempre il pericolo che la sua mente sia distolta in modo esagerato dai doveri e dalle occupazioni consuete. Di ogni cosa essa deve sapere appena quanto basta perché non si possa dire che l’ha trascurato completamente. Più in là di così, può spingersi soltanto a rischio di scalzare la fortezza della castità o di diminuire quella dolcezza di modi senza la quale nessuna donna può sperar di piacere. (P. 642)

Capitolo 21

Poesie dal Capitolo 22

Capitolo 23

3 thoughts on “Capitolo 22 – Tamakazura

  1. Chiyoko says:

    Curioso…cioè se ho capito bene Tamakatsura è figlia di Yuugao e To no Chujo?
    Se è così…mi chiedo come mai Genji invece di restituirgliela abbia deciso di tenerla presso di sè e spacciarla per propria figlia?
    Lui e To no Chujo non erano amici?
    Mi suona davvero incomprensibile questa cosa.

    • Genji ha deciso di occuparsi di Tamakatsura temendo che Chujo, che ha già molti figli, non si sarebbe preso cura di lei al massimo delle sue possibilità; ha preferito darle una posizione stabile nel mondo prima di presentarla al padre naturale. Poi c’è da dire che per lui privarsi della compagnia di una fanciulla avvenente è sempre difficile!

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