Capitolo 02 – Hahakigi

hahakigi
immagine da Masao Ebina

PERSONAGGI PRINCIPALI

Genji
To no Chujo (頭中将 Tō no Chūjō): Fratello di Aoi, intimo amico di Genji
Uma no Kami e Shikibu no Jo: gentiluomini amici di Genji
Ki no Kami: gentiluomo al servizio di Genji, figliastro di Utsusemi
Utsusemi (空蝉 lett. “cicala”): moglie di uno Zuryo (governatore provinciale), corteggiata da Genji
Fratello di Utsusemi: preso in simpatia da Genji entra al suo servizio

RIASSUNTO DEL CAPITOLO

Genji, anche dopo il matrimonio, passa la maggior parte del tempo a Palazzo, visitando raramente la Grande Casa, dimora della moglie. Nonostante questa irrispettosa abitudine i fratelli di Aoi provano grande simpatia per lui. To no Chujo, in particolare, diviene il suo più intimo amico e confidente.
Per la forte pioggia i due giovani si ritrovano bloccati a Palazzo e, insieme a Uma no Kami e Shikibu no Jo, discorrono tutta la notte di pregi e difetti delle varie dame, delle storie galanti di ognuno, della difficoltà nella ricerca della donna perfetta. Genji, pensando sempre a Fujitsubo, non riconosce in lei alcuna carenza e la ritiene segretamente immagine della perfezione.
Al cessare della pioggia il giovane Principe si reca alla Grande Casa in visita alla moglie, ma come al solito non riesce ad entrare in intimità con lei.
Impossibilitato a tornare a Palazzo a causa dell’infausta posizione di una stella Genji decide di pernottare presso Ki no Kami, un gentiluomo del suo seguito. Lì alloggia anche la giovane matrigna del padrone di casa e Genji, incuriosito, la avvicina appena cala la notte. La fanciulla è affascinata dall’avvenenza del Principe ma, conscia della sua posizione di donna sposata, risponde con ritrosia alle sue attenzioni.
Tornato alla Grande Casa Genji chiede di poter prendere al suo servizio il fratellino della dama e, ottenuta la fiducia del bambino, lo incarica di consegnare i suoi messaggi alla sorella, che però scrive solo in termini convenzionali quando non si rifiuta addirittura di rispondere.
Approfittando di una nuova congiunzione sfortunata il Principe si reca nuovamente da Ki no Kami; questa volta però Utsusemi si sposta in un’ala lontana della casa, impedendo così a Genji di incontrarla.

COMMENTO

La conversazione che si svolge tra i quattro gentiluomini nella prima parte di questo capitolo è un vero trattato sociologico. Come molti altri passaggi del libro sorprende a tratti per la sua attualità. La ricerca infruttuosa della donna perfetta ha riempito di delusione gli animi dei cortigiani, ormai convinti che l’unica soluzione al problema sia accontentarsi di chi possieda le caratteristiche ritenute indispensabili, e passare sopra agli inevitabili difetti.
Chi preferire, dunque, tra la massaia zelante ma sciatta e la dama bellissima ma irrimediabilmente possessiva? O tra la fanciulla frivola, vanitosa e infedele e la gentildonna fin troppo colta*?
I giovani raccontano le loro storie piangendo, rimproverandosi per la propria condotta, sia che questa li abbia portati alla perdita della persona amata, sia che li abbia fatti invischiare in relazioni poco piacevoli.
La storia di To no Chujo è di particolare importanza, perché avrà ripercussioni sul seguito del romanzo.
Il giovane racconta di una relazione clandestina con una dama di grande bellezza e di carattere docile, che poneva la più completa fiducia in lui anche quando veniva ingiustamente trascurata. Dopo qualche tempo di lontananza la fanciulla, che aveva partorito una bambina, mandò a Chujo un messaggio che lo riportò da lei. Trovandola triste ma non offesa il giovane fu sollevato, e per molti giorni non si fece vivo. Quando si ripresentò la ragazza e la figlioletta erano sparite, e nonostante lunghe ricerche gli fu impossibile ritrovarle.
L’atteggiamento generale è piuttosto maschilista: che importa se ogni tanto la sua ignoranza ci scandalizza?. Alla donna ideale si chiede che, senza studi regolari, cerchi di spigolare di tutto un po’, tenendo gli occhi e gli orecchi aperti.
Tutti questi discorsi non fanno che aumentare in Genji la pena per l’amata Fujitsubo, vista come un essere privo dei difetti che, secondo gli amici, sono tipici di tutte le donne. Allo stesso tempo Aoi, modello della moglie leale e devota esaltata durante la conversazione, gli pare così rigida e algida da impedirgli di avvicinarsi a lei come vorrebbe.

Un elemento che emerge nella seconda parte del capitolo è la diffusissima superstizione: ci sono giorni fausti e infausti, congiunzioni astrali poco propizie per determinate persone o per svolgere certe attività, luoghi che non si possono raggiungere finché le stelle sbarrano il cammino. Le indicazioni degli astrologi sono seguite pedissequamente, e gli oroscopi sono considerati realtà incontestabili.
Questo porta Genji all’incontro con Utsusemi, dama che egli corteggerà a lungo ma invano. Il destino della ragazza, che nel suo cuore è tutt’altro che felice di respingere il bel principe, è stato segnato dal matrimonio con un governatore di provincia molto più vecchio di lei. Nonostante il disprezzo per il marito l’onore è più forte di ogni cosa, e le impone di mantenere le dovute distanze da quel nobile pretendente.

* La scrittura in caratteri cinesi, di maggior prestigio, era generalmente utilizzata dagli uomini. Le donne dovevano utilizzare gli hiragana, la scrittura autoctona, detti anche onnade 女手 (lett. “mano della donna”). Anche il Genji Monogatari fu scritto interamente con questi caratteri, rendendo la lettura difficile anche per un lettore giapponese moderno, non sempre in grado di comprendere il senso dal contesto. Sono gli ideogrammi cinesi, infatti, a distinguere il significato di parole omofone che appaiono identiche se scritte in hiragana.

CITAZIONI

Finalmente ho scoperto che non esiste nessuna donna di cui si possa dire «Ecco la perfezione. È proprio lei». (p. 27)

«La barca senza ormeggi deve per forza seguire la corrente». (p. 34)

Alcuni (…) hanno supposto che destando in chi si ama sospetti infondati si possa ravvivare un attaccamento che langue. Ma questo esperimento è molto pericoloso. Chi lo raccomanda ha fiducia che quando un rancore è infondato basti sopportarlo in silenzio e tutto andrà per il meglio. (p. 34)

Tanto più dunque, nel pronunziarci sul cuore umano, dovremmo diffidare di tutte le ariette e graziette alla moda, di tutti i trucchi ed eleganze studiati solo per piacere a chi guarda dal di fuori! (p. 35)

Il mondo pare fabbricato in tal modo, che in definitiva ci troveremo sempre imbarazzati nel fare una scelta ragionevole; ad onta di tutte le nostre cernite, vagli e confronti, non riusciremo mai a trovare la donna adorabile e impeccabile in tutti i sensi e a tutti gli effetti. (p. 44)

Basta una donna a cui il karma delle nostre vite passate ci diriga con naturale simpatia, che importa se ogni tanto la sua ignoranza ci scandalizza? D’altronde, a me sembra che anche gli uomini possano benissimo fare la loro strada senza essere mostri di cultura. (p. 46)

Ma nel viso impassibile del cielo gli uomini leggono soltanto la loro contentezza o disperazione. (p. 57)

Capitolo 1

Poesie dal Capitolo 2

Capitolo 3

2 thoughts on “Capitolo 02 – Hahakigi

  1. Jwip says:

    In realtà la conoscenza e l’uso dei caratteri cinesi non era precluso al genere femminile, ma era semplicemente visto male; c’erano infatti dei ruoli femminili a corte che richiedevano queste conoscenze.
    Fonti: Mother Tongue and Father Script, The relationship of Sei Shonagon and Murasaki Shikibu to Their Fathers and Chinese Letters by Joshua Mostow

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